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CULTURA E TURISMO

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La produzione artigianale delle brocche

Un'altra attività tradizionale, a Nurallao, era la produzione di oggetti per uso domestico, come, appunto ''marigas'' (brocche) per l'acqua potabile, ''tianus'' e ''sciveddas'' (conche per la lavorazione di paste alimentari), vasi, ecc.

Non risulta, se non in misura irrilevante, un'attività artigianale di tipo artistico a Nurallao, poiché gli oggetti prodotti avevano una destinazione funzionale all'uso e interessavano, per lo più, un mercato rappresentato da una clientela socialmente medio - bassa (medi e piccoli proprietari terrieri, contadini, pastori, artigiani, ecc.). Per questo settore di attività artigianali, ci siamo occupati, principalmente, della produzione delle brocche, in quanto si trattava dell'oggetto più diffuso, presente in tutte le famiglie, in quantità e dimensioni le più varie, e, perciò, più rappresentativo di una società di tipo tradizionale, esso stesso sostituito completamente, a partire dagli anni '60, da oggetti in alluminio, in vetro e in plastica.

La produzione artigianale delle brocche

Brocca

La materia prima, per la produzione delle brocche, era l'argilla refrattaria. Questa veniva prelevata direttamente dalle cave, messa in sacchi di iuta e trasportata a dorso d'asino.

Per un ciclo di produzione si usavano sei-otto sacchi di argilla. Se il tempo era buono, veniva scaricata nel cortile dell'abitazione, se, invece, pioveva si sistemava all'interno dell'abitazione. L'argilla, sparsa per terra, subiva una prima lavorazione a colpi dì ''mallu'' (un grosso mattarello interamente in legno) per essere polverizzata. Dopo, con un ''ciulliriu'' (setaccio) si ''cerriada'' (cerniva), sino a che la materia diventava sottile come farina. La polvere d'argilla veniva ammucchiata e, quando la quantità era sufficiente per un ciclo lavorativo, si praticava un buco nel mucchio dove si versava, ad intervalli, dell'acqua. Iniziava così un lungo e faticoso lavoro di impasto e di amalgama dell'argilla. Terminato questo lavoro, l'artigiano depositava una determinata quantità di argilla lavorata sulla ''Tella de ciuexi' (si trattava di un banco, realizzato interamente con pietre, a forma rettangolare con due muretti laterali e, sopra, una grossa lastra in pietra levigata fungeva da piano di lavoro), dove iniziava un lavoro di manipolazione dell'argilla per renderla adeguatamente plastica. L'artigiano, che indossava un grembiule in pelle, con breve spostamento, prendeva l'argilla e la sistemava su di un perno mobile, azionato da due ruote, una grande e una più piccola, mosse da un pedale. Sul tornio a pedale, detto ''s'arroda'', premendo col piede, appunto il pedale, il maestro faceva girare il perno e, contemporaneamente, dava colpi di '' mallu'' sull'argilla.

Dopo questa prima fase di applicazione dell'argilla sul tornìo, iniziava la fase di lavorazione consistente nel dare forma all'oggetto. L'artigiano alternava l'atto di delicata pressione della materia ruotante sul tornio con l'immersione delle mani in un barattolo contenente acqua. La materia prima che si fa oggetto è ora un tutt'uno con il lavoratore - uomo. Lentamente, delicatamente, dolcemente, quasi si trattasse di dare ''anima'' a quella materia, la brocca assumeva la forma voluta, attraverso pressioni ora leggere, ora più forti delle mani, secondo la parte stessa dell'oggetto. Terminato il lavoro, con un filo di ferro si staccava la brocca che, sollevata con le mani con grande attenzione, veniva depositata nel cortile (o in un luogo coperto, secondo il tempo) ad asciugare per un giorno (quest'operazione era detta ''Kundrexi ''). La mattina successiva si preparavano i manici della brocca: si prendeva un po' di argilla lavorata, sì manipolava ancora, si rotolava con le mani, portandola alle dimensioni adatte alla grandezza dell'oggetto, si spezzava e, ínfine, si applicavano i due manici (più raramente si trattava di un solo manico). Adesso le brocche potevano essere introdotte nel forno per la cottura finale.

Per alimentare il fuoco si usava ''murdegu'' (cisto). Il forno era composto da due parti sovrapposte: la camera di combustione e la camera di cottura. Il tetto era formato da pezzi di tegole e da uno strato di argilla. Il forno aveva un raggio di circa 1 m. e veniva costruito, in genere, dallo stesso artigiano.

Le brocche, circa 100, venivano sistemate, con la bocca capovolta, su di una griglia di argilla, su cui venivano praticati dei fori (is fogonittus) per la fuoriuscita dei gas caldi e delle fiamme, fori dal diametro di 15 cm. circa. La costruzione, inoltre, aveva due aperture: una alla base (alta 1 m. e larga 80 cm.), l'altra a metà del forno (alta 1 m. e 20 cm. e larga 1 m.). Erano dette ''sa' ucca de su forru'' (la bocca del forno). Il forno misurava metri 2,50 in altezza e 50 cm. la cupola.

Per togliere dal forno le brocche bísognava eliminare la cupola; le brocche che si trovavano nella parte più bassa venivano, invece, portate fuori attraverso l'apertura praticata a metà altezza del forno. La cottura delle brocche durava un giorno e una notte. Il prodotto veniva venduto nei paesi del circondario, ma ci si spingeva spesso sino al Campidano di Oristano. Giunti nei paesi, col carretto trainato dall'asino, ''sa carretta'', ci si annunciava col grido: ''Est arribau su ziu de' is marigas. A chini 'ollidi comporai marigas a bonu prezziu'' (E' arrivato lo zio delle brocche. A chi vuole comprare brocche a buon prezzo). Le brocche costavano 2 lire ognuna.

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